
Il Duomo di Monreale è un’opera d’arte unica nel suo genere, un irripetibile patrimonio dell’umanità che da otto secoli conquista lo sguardo, il cuore e la mente del visitatore.
Mons Regalis è occasione per “rendere omaggio” a tale realtà e a chi l’ha realizzata, e offre una nuova suggestione al visitatore, lasciando risuonare ulteriori corde della sua sensibilità per cogliere, tradotto in altri linguaggi artistici, il perenne messaggio che da quei mosaici promana.
L’idea di un’opera musicale per Monreale nasce dalla volontà di inserire nella Settimana Internazionale di Musica Sacra una composizione specificamente pensata per celebrare l’irripetibile attrattiva del Duomo, il suo messaggio religioso, il suo fascino spirituale, le sue coordinate estetiche, la sua musica, la sua poesia. Il visitatore di otto secoli fa come quello di oggi rimane abbagliato non solo dallo splendore dei mosaici ma dalla ineffabile suggestione religiosa che solo il linguaggio della musica e il simbolo della poesia possono provare a rappresentare. Proprio per questo si è voluto realizzare una sorta di grande omaggio letterario e musicale al tempo stesso caratterizzato dalla contaminazione dei generi musicali e letterari (opera sacra, recital e oratorio in stile ora gregoriano, ora medievale, ora rinascimentale, ora etnico).
La composizione rispecchia l’attuale sentire ma non rinunzia al grande patrimonio della tradizione: così, ai canti scritti in latino, che riecheggiano l’antica innologia gregoriana, si affiancano strumenti e ritmi etnici, ai cori degli antichi monasteri le odierne armonie orientaleggianti. E per attingere più compiutamente alla tradizione locale si è voluto anche intercalare alcuni brani con intermezzi di cuntastorie siciliani. Il grande ensemble orchestrale sarà dunque arricchito dalla presenza di strumenti precipui della nostra tradizione, come i marranzani, le tammorre e le zampogne, per una sonorità unica, difficilmente codificabile in virtù della contaminazione di generi e stili, ma intuitivamente ed immediatamente rapportabile al territorio siciliano.
Il disco dell’opera
La Casa Musicale Sonzogno, editrice dell’opera, produce il disco di Mons Regalis, in uscita a gennaio 2010 con Egea Music, registrato direttamente all’interno del Duomo di Monreale per carpirne il suono e fare del suono stesso del Duomo parte integrante dell’Opera che lo racconta, con i suoi silenzi, il suo ambiente e il suo ritorno.
La struttura
L’opera è suddivisa essenzialmente in 3 parti. Nella prima si raccontano gli eventi più salienti della storia del Duomo; nella seconda si illustra la struttura cristologica della chiesa (la navata centrale con le raffigurazioni dell’Antico Testamento proiettate verso il grande Cristo Pantocrator dell’abside; le navate laterali con gli episodi evangelici; i due transetti con le immagini della chiesa nascente rappresentate dalle storie di San Pietro e San Paolo); nella terza ed ultima parte la sintesi del messaggio iconico per le donne e gli uomini di oggi. I diversi brani (alcuni dei quali in latino, greco e arabo) sono cantati dai solisti o dal coro con accompagnamento strumentale oppure recitati e sono intercalati da brevi intermezzi narrati da un cantastorie siciliano.
Il racconto
L’opera si apre con un grande canto corale latino (Mons Regalis) che celebra la bellezza del luogo, riserva di caccia del re cristiano, quel monte regale su cui si ergerà il Tempio di Dio. Anche se le ragioni storiche sono state diverse viene ripresa l’antica e suggestiva leggenda del Sogno di Guglielmo: la Vergine appare in sogno al figlio di Guglielmo il Malo e rivela un tesoro nascosto, strumento per la realizzazione del progetto, cioè la costruzione del Duomo. Nel segno dell’oro costituisce una sorta di intermezzo in cui si celebra il tema dell’oro (del tesoro, della bolla regale, dei mosaici, della sottostante Conca d’oro) come una sorta di grande leit-motiv dell’impresa. Vi sono precise regole per la costruzione del Duomo che affondano le loro radici nel cosiddetto Canone di Vitruvio che correla alla materialità architettonica della costruzione una complessa simbologia astronomica e religiosa. Si passa quindi alla vera e propria Fabbrica del Duomo in cui si descrive la costruzione della chiesa, che iniziò nel 1174, correlandola ad alcuni brani della Bibbia nei quali l’edificazione materiale del tempio assume valori simbolici e religiosi come, appunto, nella realizzazione del Duomo. In sintonia con tale assunto, finita la costruzione, fede cristiana (a sua volta latina e orientale) e islamica si trovano unite nella celebrazione dell’unico Dio (Oltre le fedi). Assolutamente attuale è il messaggio di integrazione culturale e religiosa. Il duomo finito, infine viene offerto alla Vergine (L’offerta alla Vergine). Per officiarvi il re chiama i monaci benedettini facendo costruire l’annesso monastero e il chiostro, rievocato dal ricordo della regola benedettina, letta in latino come sfondo a un canto corale (Silentium). Seguono tre serie di canti, variamente articolati tra solisti e coro che illustrano la struttura cristologica del duomo: la navata centrale con le storie dell’Antico Testamento (L’attesa di Cristo); quelle laterali con le storie evangeliche (Il Vangelo di Cristo); il transetto con gli inizi della Chiesa (La Chiesa di Cristo). Infine il grande inno Pantocrator che, come il grande mosaico absidale, è sintesi di tutta la struttura teologica e architettonica del Duomo. Prima della conclusione viene musicalmente rappresentato un evento drammatico cioè l’incendio che alla fine dell’800 rischiò di distruggere il duomo (In fiamme). Conclude l’opera un messaggio che trascende la semplice ammirazione dei mosaici e che si manifesta nell’idea di una bellezza che si fa salvezza (Pulchritudo salutis).
Note degli autori
Anche se il nome delle composizioni, spesso, è l’ultima cosa che si scrive, in questo caso è stata proprio la prima. Mons regalis è venuto immediatamente alla mente come primo germe dell’opera trascinandosi, da subito tutta la carica di potente regalità che racchiude, dalle vicende storiche dei re normanni alla grandezza dell’impianto architettonico ma soprattutto alla straordinaria regalità del Pantocràtor che abbraccia non solo il duomo ma il tempo, la storia e tutti i visitatori. Era proprio questa la sfida dello scrivere un’opera su Monreale che, volutamente, inquadrasse il duomo sotto un profilo prettamente religioso lasciando appena trasparire in filigrana la complessità della sua genesi storica, il senso della cattedrale più che quello della fortezza. Si doveva quindi elaborare un testo fruibile per il grande pubblico ma che trasmettesse la solenne enfasi dell’insieme, un’opera che potesse trasmettere la profondità del messaggio teologico racchiuso tra le tessere dei mosaici ma al tempo stesso fosse comprensibile al moderno ascoltatore. Occorreva peraltro intelaiare le parole anche con la forte connotazione interculturale che il duomo racchiude, divenuta oggi di straordinaria attualità e testimoniare la molteplicità di tradizioni linguistiche e culturali che si erano avvicendate. Per far questo si è fatto ricorso all’uso del latino (che si ritrova nel canto iniziale e nella regola di San Benedetto) a un canto greco-bizantino e a un canto arabo, tutti appositamente “pensati” per quest’opera. E per una maggiore fruibilità ma anche per una doverosa “inculturazione” si è pensato di affidare a un cuntastorie la traduzione in un linguaggio filologicamente rigoroso (costruito secondo la koiné del siciliano letterario) ma al tempo stesso di immediata comprensione proprio come la biblia pauperum che le immagini raffigurano.
Salvino Leone
A distanza di mesi questo testo di Salvino Leone continua a stupirmi, ad interpellarmi, a raccontarmi le meraviglie del Duomo di Monreale. L’istinto creativo mi ha trascinata indipendentemente dalla mia volontà; dopo una grandissima fatica iniziale, le note sono venute via via naturaliter pensate per suonare e far suonare in quell’incredibile magico tempio. E mi sento onorata ogni volta che la mia musica da vita ai quei versi così densi, così ricchi di Storia e Amore. Mi sono mossa nei meandri delle culture che hanno attraversato la nostra Sicilia, nel tempo e nello spazio, nella scelta dell’organico misto e nelle melodie. Ho voluto la presenza della nostra tradizione senza tralasciare la mia impronta personale. Per le orchestrazioni e le armonizzazioni del coro ho scelto Massimo Sigillò Massara, perché fuori da schemi precostituiti avrebbe compreso la mia ratio, sottesa, ancora inespressa. Ed è stato così, superando le attese. Il mio grazie speciale va a Piero Ostali della Casa Musicale Sonzogno, che con una sensibilità fuori dal comune ha creduto nel germe di quest’Opera, facendola vivere, dandole la Luce. Mi sento piccola, piccola, piccola e riconoscente. Dedico questo lavoro al mio Papà.
Lucina Lanzara
Cercare di dare forma alla musica non è facile… A volte si parte da un punto, sicuri di arrivare là dove ci si aspetta, e arrivati in fondo si scopre di essere arrivati altrove. Scoprire che un luogo ha un suono e che si può cercare di trasmettere ad altri, l’idea e l’emozione del luogo, nel suono, è davvero incredibile. Cercare di rendere quanto più chiaro possibile il testo profondo e complesso, che scorre in melodie opportunamente litaniche; fare entrare l’ascoltatore nella dimensione mistica di un’opera geniale come il Duomo di Monreale attraverso i suoni di un ensemble orchestrale, mi è sembrato e mi sembra ancora un lavoro impossibile… Ho cercato di dare forma alle idee di Lucina e Salvino attraverso il filtro delle mie orecchie interne, sperando di avere interpretato nella giusta direzione, e che questa arrivi dritta a coloro che ascolteranno Mons Regalis.
Massimo Sigillò Massara
La Sicilia - 02/12/09

La Repubblica ed. Palermo - 05/12/09

Il Giornale di Sicilia - 03/12/09


